Di come ho messo al mondo mia figlia (il giorno più lungo e bello della mia vita)

Prima di scrivere questo post devo fare tre premesse.

Premessa numero uno: mia figlia ha il pc detector, ovvero ogni volta che accendo o mi avvicino al pc lei si sveglia e richiede la mia attenzione. Ecco perchè sto scrivendo questo post con quasi due mesi di ritardo.

Premessa numero due: non sto scrivendo questo post per voi ma bensì per noi. Mi spiego meglio: sto scrivendo questo post affinchè anche quando sarò troppo vecchia e ebete per ricordare tutti i particolari di quel giorno mi basterà leggere questo post per ricordare ogni singolo momento. Ho scritto troppe volte ricordare, lo so.

Premessa numero tre: questo post sarà lunghissimo, esattamente come quel giorno.

Detto questo, partiamo. Vi avviso, questo post sarà ricco di momenti imbarazzanti. Non per voi ma sicuramente per me. Ma fanno parte anche quelli di quella giornata, quindi perchè ometterli?? Se avete qualcosa contro i momenti imbarazzanti altrui quindi vi prego di voler smettere di leggere adesso. Io vi ho avvisati eh!

Dovete sapere che sin dal primo momento che ho saputo di essere incinta la mia più grande preoccupazione è sempre stata una e una soltanto: il parto. Ero letteralmente terrorizzata dal doverlo affrontare, e ho passato tutti e nove i mesi della gravidanza a leggere, documentarmi e guardare video (non fatelo!!!!) di parti altrui non facendo altro che aumentare la mia paura!!! Più si avvicinava il momento e più la mia paura aumentava, tant’è che ho passato le ultime sere della gravidanza a fissare il soffitto sperando di addormentarmi e svegliarmi con la mia bambina accanto già fatta e finita!!!

Fortunatamente la gravidanza è andata avanti bene e non ci sono stati grossi problemi per noi.

Poi è arrivata la scadenza del termine. Ed è passata. E non succedeva niente. Arriva un certo punto della gravidanza che una donna è talmente stanca e affaticata che non vede l’ora di partorire. Bene io quel momento lo avevo superato già da un pezzo, ma niente, la mia bambina non ne voleva sapere di uscire. E io ormai mi stavo convincendo che non avrei mai partorito hahaha!!

Andai a fare il primo tracciato che ero di 40 settimane + 2 giorni e il medico mi disse che era tutto fermo e che sarei dovuta tornare il 17 settembre (ovvero a 40+6!!) per fare il secondo tracciato e decidere come agire. Ovviamente se non fosse successo nulla prima!

Ho passato quei quattro infiniti giorni camminando su è giù per il paese per far scendere la pancia, ma niente da fare, non succedeva nulla. Ricordo che la sera prima del tracciato andai a letto veramente sconfortata. La notte passò tranquilla. Poi, alle 8 di mattina, mi svegliai di soprassalto: sentii come un “cra cra” che proveniva da dentro e saltai giù dal letto correndo in bagno. Ci arrivai con il pigiama completamente bagnato: finalmente si erano rotte le acque!!

E li si susseguirono una serie infinita di emozioni contrastanti: dapprima la gioia, poi il panico, poi ancora la gioia, poi ancora di più il panico, e per finire il pianto. Dal bagno gridai al mio ragazzo che dormiva che mi si erano rotte le acque, e lui intontito mi chiese se stava piovendo. Alla terza volta del mio “Ary, le acque!” si catapultò giù dal letto e più veloce di Superman quando si cambia di abito in cabina si precipitò in bagno già vestito e pronto per portarmi in ospedale!!!

Il tempo di farmi una doccia ed eravamo all’ospedale.

All’arrivo, dopo aver spiegato che avevo rotto le acque e aver compilato la cartella clinica mi hanno subito messa in una camera a fare il tracciato per vedere che la bambina stesse bene. Io stavo bene e non avevo contrazioni, tant’è vero che ero terrorizzata dal fatto che mi potessero rimandare a casa.

Ed eccoci arrivati al momento più imbarazzante della mia vita.

Dopo circa mezz’ora si presentò in camera mia la caposala con in mano due perette ENORMI sbraitando qualcosa riguardo al fatto che avrei dovuto farle a casa e bla bla bla si giri che gliele faccio. Immaginatevi la mia espressione in quel momento. E vabbè, pensai, anche questo fa parte del percorso per arrivare a vedere la mia bambina. Dopo cinque minuti di letto mi precipitai in bagno a fare quello che si fa solitamente dopo due perette ENORMI. Peccato che a quanto pare in quel momento tutti quelli che erano di turno in ospedale avevano la necessità di parlarmi e non potevano proprio aspettare, così iniziò un peregrinare avanti e indietro dalla mia camera di personale che entrava per chiedermi qualcosa e non trovandomi a letto apriva la porta del bagno per farmi la domanda in questione. Immaginatevi la mia espressione in quel momento. Ma la parte migliore deve ancora arrivare. A un certo punto entra una signora che ovviamente apre la porta del bagno e mi dice: “mi scusi signora, cosa vuole mangiare per cena???” e inizia a elencarmi una serie di piatti: minestrone, pastina, pasta in bianco, riso…

Immaginatevi la mia espressione in quel momento.

Rossa come un peperone per l’imbarazzo e il cercare di trattenere quello che stavo facendo, non riuscivo nemmeno a rispondere talmente stavo trattenendo il fiato. Con un filo di voce le dico: “mi scusi eh, ma non è proprio il momento per scegliere la cena.” e lei continua con il suo elenco infinito di portate: purè, insalata, budino, yogurt.  Immaginatevi la mia espressione in quel momento. Al che con un filo di voce e un’inizio di disperazione mista a vergogna mista a non so più nemmeno io quali sentimenti avessi in quel momento la pregai di scegliere lei le portate e lasciarmi finire di fare quello che stavo facendo. E finalmente la signora presa dalla compassione mi lasciò cagare in santa pace!!!!!!!!!!

In quel momento entrò in camera il mio ragazzo e rendendosi conto di quello che era successo iniziò a ridere come un matto continuando per un buon quarto d’ora…

Fortunatamente tutto questo mi portò anche una buona notizia: dopo una sola ora ero già a cinque centimetri di dilatazione!!!! Non vi dico la gioia, pensai che se avessi continuato così avrei partorito da li a pochissimo.

Si certo, credici Lisa.

Mi portarono in sala parto perchè iniziarono le contrazioni, e posso sinceramente dirvi che FANNO UN MALE PORCO. No no non avete capito, non così male, molto di più di quanto voi possiate realmente immaginare. Il dolore più atroce che io abbia mai provato in vita mia, incontrollabile.

Il dolore era talmente forte e sconosciuto che non riuscivo a controllarmi, a ogni contrazione le mie urla erano atroci. Sono andata avanti a urlare così per un paio di ore, finchè una delle ostetriche non mi spiegò che quello era il modo più sbagliato di affrontare le contrazioni, perchè le urla più che essere liberatorie non facevano altro che rendermi ancora più nervosa e sconfortata. Mi spiegò come respirare e mi insegnò a controllarle e da quel momento in poi, non so nemmeno io come, la Lisa urlatrice si è trasformata nella Lisa Buddha. A ogni arrivo della contrazione respiravo e respiravo e respiravo fino a quando questa non passava, e così sono passate altre tre lunghissime, infinite ore. Ricordo a mala pena che durante tutte queste ore si sono susseguite le visite del mio ragazzo, di mia suocera, di una zia e della mia amica Carlotta, ma ero davvero sfinita. Ormai erano passate già la bellezza di otto ore da quando avevo iniziato il travaglio e la dilatazione non era andata avanti come avevo immaginato. Sempre più stanca e sconfortata, alle tre del pomeriggio, nella mia testa riecheggiava una sola parola: EPIDURALE. Come un mantra iniziai a ripetere la frase “voglio l’epidurale” a ogni persona che entrava nella sala parto. Ma le ostetriche non erano convinte e quindi mi hanno chiesto più o meno un milione di volte se fossi sicura della mia scelta, ma ormai ero talmente sfinita che l’unica cosa che riuscivo a pronunciare era “voglio l’epidurale“. Dopo mezz’ora di mantra finalmente le ostetriche si convinsero a chiamare l’anestesista, ma ovviamente nessuno dei due di turno era a disposizione, e così tornarono in sala parto per dirmi che non c’era nessun anestesista in ospedale. La mia risposta fu semplice e coincisa: “prima o poi dovranno tornare!”

Finalmente dopo un’ora dalla mia richiesta si presentarono due medici, il capo anestesista e il suo assistente, che con molta gentilezza iniziò a spiegarmi cosa mi avrebbero fatto ma io ero talmente stanca e dolorante che non ascoltavo e continuavo a ripetergli di accelerare la cosa e di non perdersi in chiacchiere. Finalmente, dopo mezz’ora di spiegazione e dopo aver firmato tutti i moduli del consenso mi fecero questa benedetta epidurale, che è una procedura mica da ridere, ma in quel momento ero talmente sfatta che non ho quasi sentito il super mega ago lunghissimo che mi hanno conficcato nella spina dorsale. Appena la medicina ha iniziato a entrare in circolo ho visto Dio e la mia espressione dolorante si è trasformata in una buffissima faccia da ebete! L’epidurale è stata la cosa più bella di quella lunghissima giornata! Se non l’avete mai provata ve la consiglio!!!!

Da li in poi passarono ancora 3 lunghe ore che però sotto l’effetto dell’epidurale non furono così pesanti e dolorose come le ore precedenti, tant’è che le ho passate abbastanza rilassata. Solo che quando l’ostetrica mi ha controllata per vedere se la dilatazione era progredita ho visto il suo volto scurirsi e ho capito che c’era qualcosa che non andava. Lei mi guardò e mi disse di aspettare che avrebbe chiamato il ginecologo per farmi visitare anche da lui. Quando il ginecologo mi visitò per controllare la dilatazione mi diede la brutta notizia: dopo 12 ore di travaglio non ero ancora arrivata alla dilatazione finale e la mia bambina era incastrata e le si era gonfiata la testa, e come se non bastasse stavo iniziando ad avere un’emorragia.

Signora mi dispiace ma dobbiamo farle il cesareo, chiami suo marito“.

Nemmeno il tempo di capire cosa stava succedendo che ero già sul lettino operatorio. Alle 19.28 mi fecero l’anestesia spinale utilizzando la cannula dell’epidurale, e dopo 8 minuti iniziarono l’operazione. Durante tutta l’operazione l’anestesista è stato dietro la mia testa a farmi la telecronaca di quello che stava accadendo, tipo gufo sulla spalla. Vi risparmio i dettagli dell’operazione, sappiate solo che ho sentito tutto, ma proprio tutto. A un certo punto l’anestesista mi disse “adesso sentirà come tirare e strappare” e quello fu il momento più brutto perchè essendo la bambina incastrata dovettero tirare talmente forte per tirarla fuori che mi sollevarono il bacino. Il dolore fu fortissimo tant’è che ho gridato con tutta la voce che mi era rimasta, ma poi, a un certo punto, ho sentito il suono più bello della mia vita, il pianto di mia figlia! Finalmente, alle 19.40 la mia bambina era venuta al mondo!

Sentivo i medici che dicevano che non avevano mai visto una bambina così bella in tutta la loro carriera ma io ero senza occhiali e sotto l’effetto dell’anestesia e non ci vedevo nulla! Sentivo il pianto e mi sembrava il suono più bello del mondo!

Non sono assolutamente in grado di spiegare a parole quello che ho provato in quel momento, la gioia era così tanto grande che il dolore e la paura sono spariti all’istante. Purtroppo essendo un’operazione in corso non ho potuto subito tenerla con me ma me l’hanno fatta annusare e poi l’hanno portata via, per pulirla, controllarla e vestirla. Fuori dalla sala operatoria c’era il mio compagno che aspettava impaziente e mi ha raccontato che il pediatra è uscito dalla sala operatoria gridando “fate largo, abbiamo un carico speciale, è nato un diamante!

Dopo di che, mentre mi ricucivano, la voglia di vederla aumentava sempre di più, tant’è che appena finirono sono quasi caduta dal letto operatorio nel tentativo di spostarmi da sola sulla barella!!!

Il tragitto dalla sala operatoria alla mia camera mi sembrò infinito. Poi finalmente arrivammo. Mi spostarono sul letto e vidi il mio compagno con in braccio la mia bambina. In quel momento tutte le emozioni sopportate durante quella lunghissima giornata mi travolsero e iniziai a piangere di quei pianti liberatori come mai nella mia vita. Dopo circa quindici minuti di lacrime e singhiozzi, finalmente presi in braccio la mia bambina. Ci annusammo amorevolmente e lei con meravigliosa naturalezza si attaccò al mio seno. Il momento più bello della mia vita.

Ed eccola qui la mia meravigliosa bambina, dieci minuti dopo la nascita.

Viola Vittoria
3650 g.   –   51 cm.

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4 pensieri su “Di come ho messo al mondo mia figlia (il giorno più lungo e bello della mia vita)

  1. È una delle cose più belle che io abbia mai letto. Nonostante ci sia tanta ironia nella sezione ‘momenti imbarazzanti’, è un racconto talmente tanto dolce, pieno di amore e tenerezza che ora sto piangendo – era inevitabile ♥
    Viola è meravigliosa: altro che diamante, lei è sicuramente più bella e più preziosa! ♥♥♥
    Un abbraccio bella mammina :3

  2. A parte che mi chiedo come abbia fatto a notare questo post solo ora. Tu non sai quanto sia stato repentino il cambio da risate per la scena della tipa con il menù ai lucciconi per la parte sulla nascita di Viola! Spero di avere anche io una bambina così bella come la tua (ovviamente nei tempi giusti hahaha)! *___*

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