Tre anni di aurore boreali

Ciao amici!

Ritorno vergognosamente dopo un sacco di tempo a pubblicare qualcosa su questo blog. Ve lo giuro, non lo ho abbandonato, è solo che l’estate in campagna è una stagione piena e quindi ho avuto poco tempo per stare dietro a un sacco di cose, tra cui appunto il blog.

Quello che voglio condividere con voi oggi è un video, per la precisione un time lapse, costruito scattando immagini nel corso di tre inverni al parco nazionale di Abisko, in Svezia.

Io lo trovo semplicemente meraviglioso *_*

Enjoy!

p.s. ho cambiato template al blog. che ve ne pare?

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inspirations #3

Oddio non ci posso credere, è già passato quasi un mese dal mio ultimo post su questo blog!

Effettivamente aprile è stato un mese molto intenso, e purtroppo ho dovuto tralasciare un po’ di cosette e lasciarne indietro altre. Però è stato un bel mese, nonostante abbia quasi sempre piovuto e fatto un freddo prettamente invernale. Soprattutto fotograficamente parlando. Diciamo che ci sono delle novità.

Ma bando alle ciance e passiamo all’argomento di questo post, ovvero le foto su Flickr più belle in cui mi sono imbattuta in questo ultimo periodo.

Pronti?!?

Viaaaaaaaaaaaaaaaaa

Untitled

When

Untitled

Untitled

sisters

Untitled

Raven

ma première limite

IIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

Ona.

us

Her

Portrait

Miss Binki Mama, Karrayyu girl, Ethiopia

Mudfight.

And it was time that he set out to find the stories that were too old for words

Gaggle

Untitled

have a smiley weekend....

marionette

Ne avrei messe molte altre ma purtroppo non erano condivisibili..

Allora vi sono piaciute? A me si!

Alla prossima!

Spring is coming

E intanto che io mi davo una mossa a editare le foto scattate ha fatto in tempo anche ad andarsene!
Ma visto che sono un po’ di giorni che piove e fa un freddo assurdo (per dire, qui oggi ci sono 5°C accidenti) ho pensato bene che forse è il momento giusto per mostrarvi qualche scatto primaverile, le solite cose già viste e riviste insomma.

Perché, diciamoci la verità, davanti a cotanto splendore della natura, chi riesce a resistere?

E niente, enjoy e se vi va, datemi il vostro parere.

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(Il bokeh azzurro che vedete nelle prime due foto è il Lago Maggiore, NdR).

E come al solito i colori sono molto più spenti di come li vedevo io a monitor, uff.

Ho una predisposizione naturale a rimanere perennemente indietro con l’editing delle foto (queste, per dire, le ho scattate il 27 marzo), ogni volta che scatto qualcosa ci metto giorni a decidere se una foto mi piace oppure no, fino a poi decidere di cestinarle tutte. Tenere un blog è quasi una cura per questa mia assurda malattia, e devo dire che da quando l’ho aperto sto anche scattando molto di più.

Per oggi è tutto.

Alla prossima e grazie mille per il tempo che mi avete dedicato.

Da oggi ho un nuovo idolo, e il suo nome è Rodney Smith

In realtà le sue foto le avevo già viste tempo fa, ma poi non so come me le ero dimenticate.
E anche stavolta, esattamente come la prima volta che le ho viste, è stato amore a prima vista, un colpo di fulmine, uno di quegli amori che durerà per sempre. Con la differenza che stavolta non lo dimenticherò.
Ho passato tutta la mattina a guardare e riguardare le sue foto, e vi giuro che non riesco a smettere.
Sono come ipnotizzata. Stregata dalla sua magia.

I suoi scatti sono poetici e surreali.
Scatta solo su pellicola.
Scatta rigorosamente in bianco e nero.

Il bianco e nero è come una struttura architettonica che rispecchia le fondamenta del nostro essere, del nostro sentire. Potremmo paragonarlo alle travi portanti di un edificio. Evoca l’essenza dell’esperienza vissuta. E questo è un aspetto di fondamentale importanza. Ma c’è di più: sul piano emotivo è, a mio parere, molto più intenso del colore. Non ne sono sicuro, ma credo che tragga la sua forza dalla nostra percettività visiva. Il colore si ferma all’apparenza delle cose. Può essere veramente bello, delicato, meraviglioso a suo modo, ma è totalmente diverso.

Non usa effetti speciali.
Spesso si è ispirato al pittore René Magritte.
Attraverso le sue foto il sottile confine tra reale e surreale scompare.
Ecco come si descrive lui.
Dalla sua biografia

Rodney Smith is a modest man. With eclectic sensibilities. He can wear an Ascot without appearing pretentious. He proclaims himself to be a closet optimist. He believes Modernism took a wrong turn at the wrong time. He thinks Freud saved his life. He graduated Yale. He lives in a wooded enclave in Snedes Landing, just close enough to Manhattan to meet an editor for lunch at a moment’s notice, but far enough away to mollify his disdain for city living. He loves books. Paper. And printed matter. He wrestles with Big Ideas and references Wittgenstein and Plato as if he saw them just yesterday. He’s tweedy. Never needy. Proud. Not loud. He’s a perfectionist. Workaholic. Worry wart and fuss budget. He won’t stop what he what he’s doing until he’s satisfied that it couldn’t be done any better. He’s adamantly analog. Only shoot film. Never uses special effects. And knows the darkroom like the back of his hand. His work it’s outside the time. He creates worlds whose logic is his own. He’s old school with a twist. A landscape photographer. Who places people in landscapes. A realist who puts dreams onto paper. A man who is kind, generous and humorous. Who has a great wife. A lovely daughter. A successful son who’s made Rodney a proud grandfather. A thinking man’s man in a bespoke suit with an eye that sees the world in a way you or I will only see it if it’s in the form of one of his photographs.

Certo avrei potuto tradurre il tutto, ma secondo me la traduzione avrebbe rischiato di cambiare il vero senso delle sue parole. Ho preferito semplicemente riportare per filo e per segno.
Ha pubblicato il suo primo libro fotografico, “In The Land of Light“, nel 1983. Dieci anni dopo ha pubblicato il suo secondo libro: “Il libro Hat“, e nel 2005 il terzo: “Il Libro dei Libri“. Infine, nel 2008 ha festeggiato 40 anni di attività pubblicando il suo quarto volume: “The End“.
Per me è davvero un uomo straodinario. Ma, come al solito, preferisco che siano le sue immagini a stupirvi.

 

Molte domande sulla natura umana trovano risposta nelle foto che costruisco, immagini fuori dal tempo e lontane dal qui e ora.

The City of Samba

No ma questo lo dovete assolutamente vedere!

E’ un video tilt-shift della festa di Carnevale a Rio de Janeiro.
 

The City of Samba from Jarbas Agnelli on Vimeo.

Assolutamente pazzesco!

Non oso immaginare quanti scatti abbia fatto per realizzarlo!

p.s. siiiiiiiii sono riuscita a inserire un video!!!!!
* autopacca sulla spalla *

I Fotoconsigli di National Geographic: le tecniche speciali

Ma buongiorno a tutti!

Ebbene si, sono ancora viva… moribonda ma viva… in realtà la scorsa settimana ho lavorato tutta la settimana come giardiniera e ci sono state delle belle e fresche giornate primaverili, e ovviamente come ogni primavera ho preso un bel colpo d’aria che mi ha letteralmente messa KO per tutto il week-end… e visto che ho ancora un mal di testa atroce, ma giustamente il blog richiede la mia attenzione, e visto e considerato che questo è (non smetterò mai di dirlo!) un luogo di condivisione estrema, ho deciso di passarvi nientepopodimenoche questo interessantissimo articolo del National Geographic, che supportato da meravigliose immagini, spiega in modo molto spiccio come realizzare foto con tecniche alternative, per uscire dai soliti schemi.

http://www.nationalgeographic.it/fotografia/2012/03/18/foto/fotoconsigli_tecniche_speciali-893727/1/

Più che altro a mio parere può essere un buono spunto per ispirarsi e magari sperimentare tecniche sconosciute.

Giuro che torno presto con articoli più impegnati, ma questi ultimi giorni sono stati un po’ pesantucci.

 

 

Ciao nonna.

inspirations #2

Della serie riempitevi gli occhi di bellezza insieme a me…

morning flower

(E)motion

Invocation to spring

fifty four.

186/365

Your eyes can't hide what your true feelings are

6 Luglio 2011

Northern Lights [Alaska] [Explored]

Exciting Works of Fiction

Break.

At the mercy of these wicked winds

Early one morning

chain

week twenty four

The Tree

(cliccale se vuoi sapere chi è l’autore)

Lo so lo so, sono meravigliose.

Le avrò guardate e riguardate mille volte e ogni volta mi lasciano senza fiato, e con la faccia da ebete, esattamente come quella che state facendo voi in questo preciso istante ahhaha.

E smettetela di pensare di andare a buttare la macchina fotografica, ma prendetela in mano e cominciate a scattare.

 

Baci, abbracci e pantaloni di vigogna.

Al prossimo inspirations!

Come si fa: foto panoramiche

Con questo post voglio inaugurare una nuova sezione del blog, che chiameremo appunto come si fa, dove condividerò con tutti voi i migliori tutorial della rete (in quanto io poco capace di creare tutorial ma tanto tanto brava a guardarli lol).

Il primo argomento che voglio condividere con voi è come si fanno le foto panoramiche.

Le immagini panoramiche si ottengono combinando tra loro una serie di foto scattate in sequenza (tecnica detta stitching). Per assicurarsi un buon risultato è necessario scattarle seguendo alcune regole.

  1. posizioniamoci in un punto da cui, ruotando su noi stessi, possiamo osservare l’intero panorama.
  2. inquadriamo l’estremo destro o sinistro del panorama è scattiamo una foto.
  3. individuiamo un punto centrale rispetto alla foto appena scattata.
  4. ruotiamo su noi stessi cambiando l’inquadratura sino a sovrapporne il margine al punto centrale che avevamo individuato al passo precedente.
  5. scattiamo un’altra foto.
  6. ripetiamo a partire dal punto tre per un minimo di 4 foto fino a quante foto ci pare (ovviamente più foto scattiamo più saremo sicuri di aver coperto tutta la zona utile alla nostra foto panoramica).

Queste la procedura generale, vediamo ora come impostare la fotocamera, come comporre i vari scatti e quali attenzioni particolari avere.

Siccome dovremo combinare più foto per ottenere una singola immagine, vogliamo che queste foto non presentino evidenti differenze.

Innanzitutto, non vogliamo che la messa a fuoco cambi di scatto in scatto. Generalmente, le foto panoramiche sono scattate con valori di apertura piuttosto elevati, visto che si tratta solitamente di foto paesaggistiche. L’elevata profondità di campo, quindi, renderà meno problematica la messa a fuoco. A scanso di equivoci, comunque, prima del primo scatto mettiamo fuoco usando l’autofocus, e poi, usando l’interruttore sul barilotto dell’obiettivo, attiviamo la messa a fuoco manuale. In questo modo finché non riattiveremo l’autofocus o non toccheremo la ghiera per la messa a fuoco manuale, la messa a fuoco rimarrà fissa.

Il secondo aspetto a cui porre attenzione è il bilanciamento del bianco. Se scattiamo in RAW, potremo sempre correggere bilanciamento del bianco in post produzione, ma secondo me è comunque meglio averlo già corretto in partenza. In questo caso se fissiamo il bilanciamento del bianco su nuvoloso, quest’ultimo non varierà tra le foto e renderà i colori molto più caldi.

Molto più importante è l’esposizione. Usando un modo di scatto automatico o semiautomatico, lasceremmo alla fotocamera il calcolo dell’esposizione. Questa, a seconda del panorama che stiamo fotografando, potrebbe cambiare tra scatto e scatto, anche significativamente. Mettiamo quindi la fotocamera in manuale e impostiamo la corretta esposizione, prima di scattare la prima foto nella nostra sequenza. Manteniamo la stessa esposizione fino a che non avremo terminato di scattare tutte le foto che compongono il nostro panorama.

Infine, la lunghezza focale. Solitamente, ai panorami e ai paesaggi vengono associate le lunghezze focali più corte. Queste, però, hanno il problema di introdurre una distorsione sferica ai bordi dell’immagine, più evidente ai bordi. Dovendo combinare diversi scatti, potremmo ottenere distorsioni incompatibili ai bordi di ciascuna immagine. Per ovviare a questo problema, è una buona idea usare una lunghezza focale standard, di 50 mm, oppure addirittura tele, ovvero dai 70 mm in su.

I software di stiching sono molto sofisticati nell’allineamento delle immagini, ma comunque meglio non rendere loro il lavoro più difficile del necessario. La cosa più importante da fare, quindi, è cercare di scattare foto con l’orizzonte dritto e il più possibile alla stessa altezza. Per farlo, si può sfruttare la griglia che la maggior parte delle fotocamere sovrappone all’inquadratura all’interno del mirino o sullo schermo quando si usa il LiveView e si può usare il treppiede.

Un altro aspetto da considerare è l’orientazione della fotocamera. Istintivamente, siamo portati ad usarla in orizzontale (come ho fatto io in maniera niubbissima). Siccome, però, un panorama si sviluppa molto più in larghezza che in altezza, scattando le foto in orizzontale avremmo un’altezza veramente esigua nell’immagine finale e quindi dovremmo scattare 2 livelli di foto per avere un panorama molto esteso. Un’ottima soluzione è quella di orientare la fotocamera in verticale. L’unico svantaggio in questo caso è che dovremo fare un maggior numero di scatti, ovviamente, per coprire la stessa distanza in orizzontale. In compenso, però, avremo fotografato un’area molto più ampia.

Ma ora bando alle ciance e guardatevi questo tutorial che spiega passo passo come unire le fotografie utilizzando Photomerge.

 

Facile vero???

Questo è quello che è venuto fuori facendo una prova in cinque minuti l’altra sera che c’è stato un tramonto spettacolare…

(cliccami dai, non essere timido/a)

Si lo so, posso fare mooooolto meglio di così. ma per ora mi accontento (in attesa di andare al Devero *.*)

Buon week-end gente!